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La Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo

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  Amiamo la pace, la celebriamo, la invochiamo. Eppure, come società globale, continuiamo a tollerare la guerra. È una contraddizione che ci attraversa e ci rende fragili: da un lato ci commuoviamo davanti ai simboli della non violenza, dall’altro accettiamo, quasi come fosse inevitabile, che i conflitti si risolvano con le armi. Non è una responsabilità che appartiene solo ai governi o alle diplomazie: riguarda tutti noi, come comunità, come opinione pubblica, come cittadini. Perché principi che dovrebbero essere elementari, la tutela della vita, la protezione dei civili, il ripudio della guerra, vengono continuamente messi in discussione. In questo contesto, la Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, che è stata celebrata il 1° febbraio 2026, ha assunto un significato ancora più urgente. Istituita all’unanimità dal Parlamento con la legge n. 9 del 25 gennaio 2017, questa ricorrenza è cresciuta negli anni, ha coinvolto un numero sempre mag...

La forza dell’esempio: Teresio Olivelli MOVM e beato, testimone tra le tenebre

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  Nel Giorno della Memoria siamo chiamati a un gesto che va oltre il ricordo: siamo chiamati a un atto di responsabilità. La Memoria non è un esercizio del passato, ma un impegno del presente. È la scelta consapevole di non lasciare che l’orrore cada nel silenzio, di non permettere che l’indifferenza diventi abitudine, di non accettare che la dignità umana possa essere ancora calpestata. Ricordare significa restituire voce a chi non può più parlare, ma significa anche lasciarsi interrogare da coloro che, in tempi di oscurità, seppero restare umani. Tra questi testimoni, la figura di Teresio Olivelli emerge come una delle più luminose e ardenti. Teresio nacque a Bellagio il 7 gennaio 1916, in una famiglia semplice e profondamente cristiana. La sua infanzia si svolse tra Carugo, Zeme e Mortara, dove maturò una fede limpida e un forte senso di responsabilità civile. Studente brillante, si diplomò al liceo Cairoli di Vigevano presentandosi all’esame con il distintivo dell’Azione Catt...

Luce tra le baracche: i martiri di Dachau

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  Ci sono momenti della storia in cui sembra che l’umanità si spenga, inghiottita da un’oscurità che pare senza ritorno. I lager nazisti furono uno di questi abissi: luoghi dove la violenza sostituiva ogni regola, dove la dignità veniva calpestata e l’essere umano ridotto a un semplice numero. Eppure, proprio in quel deserto di crudeltà, quattro frati cappuccini polacchi: Sinforiano Ducki, Fedele Chojnacki, Enrico Krzysztofik e Floriano Stepniak. Riuscirono a custodire una scintilla che nessuna brutalità poté soffocare. Le loro vite, diverse per indole e percorso, finirono per incontrarsi nella stessa notte di dolore, trasformandosi in quattro luci ostinate che ancora oggi rischiarano la memoria dell’Europa. Sinforiano Ducki, il più anziano dei quattro, era un uomo del popolo: mani forti, sorriso aperto, passo sicuro tra le strade di Varsavia. La sua vocazione era fatta di gesti semplici: chiedere offerte, accompagnare il ministro provinciale, ascoltare la gente. Era un frate che...

Giorno della Memoria: per non voltarsi dall’altra parte

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                                                Il Giorno della Memoria non è una semplice ricorrenza: è un impegno che deve attraversare ogni giorno dell’anno, guidando il nostro modo di pensare, di parlare, di agire. La Shoah rappresenta l’abisso più oscuro della storia europea: lo sterminio sistematico degli ebrei d’Europa, progettato dal nazismo e reso possibile anche dalla collaborazione attiva del fascismo italiano. Riconoscere questa responsabilità non è un atto di colpa, ma un atto di verità. Senza verità non esiste memoria, e senza memoria non esiste futuro. Le leggi razziali del 1938 non furono un’imposizione esterna: furono scritte, applicate e difese dal regime fascista. Furono italiani a espellere bambini dalle scuole, a licenziare lavoratori, a confiscare beni, a stilare elenchi, a consegnare famiglie intere alla persecuzione. La macchina della disc...

L'emblema del Kentucky: un’immagine di rara potenza emotiva

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  Il Kentucky, uno dei quattro Commonwealth degli Stati Uniti, custodisce nella propria identità civica un patrimonio simbolico che parla con una forza sorprendentemente umana: il motto “United we stand, divided we fall” e l’emblema statale che lo incarna in un gesto semplice e universale. Sono due segni che non appartengono solo alla storia americana, ma alla storia delle comunità che, in ogni epoca, hanno cercato di restare unite nonostante le difficoltà. Adottato nel 1792, il motto non è una formula scolpita nel passato: è un principio morale che attraversa le generazioni. “United we stand” è un invito a riconoscere che nessuna società può prosperare senza un senso di responsabilità condivisa. È la celebrazione della capacità di camminare insieme, di sostenersi, di costruire un destino comune. “Divided we fall” è l’altra faccia della verità: la divisione non è solo un rischio politico, ma una ferita che indebolisce, isola, impoverisce. In un mondo attraversato da polarizzazion...

La nascita della cravattomania

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  La storia della cravatta è molto più vivace e sorprendente di quanto si possa immaginare. All’inizio dell’Ottocento, mentre il dandismo dominava la scena e l’abbigliamento maschile si faceva sempre più sobrio, questo semplice accessorio assunse un ruolo inatteso: divenne il segno distintivo del vero gentiluomo. Proprio perché il resto dell’abbigliamento non offriva più grandi possibilità di espressione, il nodo della cravatta si trasformò in un linguaggio, un modo per dichiarare al mondo il proprio gusto, la propria precisione e, in fondo, la propria identità. Fu così che nacquero i primi manuali dedicati esclusivamente all’arte di annodare la cravatta. Nel 1818 comparve la Neckclothitania , un curioso trattato che illustrava dodici nodi fondamentali con una minuzia quasi ossessiva. L’autore, rimasto anonimo, dichiarava di voler tracciare una linea netta tra il gentiluomo impeccabile e il mascalzone privo di stile: bastava padroneggiare il nodo giusto per elevarsi socialmente. ...

“Presepi in Villa” a Spresiano

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A Spresiano, nel cuore della pianura trevigiana attraversata dal Piave, il Natale trova da anni una casa speciale: Villa Giustiniani ‑ Recanati. Questa dimora veneta, eretta sul finire del Cinquecento e modellata dalle sobrie linee seicentesche, continua a imporsi come uno degli angoli pi ù suggestivi della vecchia Spresiano. Il grande parco che la circonda, con la cappella, la grotta e il laghetto artificiale, restituisce un ’ atmosfera sospesa, dove natura e arte sembrano dialogare da secoli. L ’ oratorio ottocentesco ridisegnato da Antonio Diedo, custode della pala di Pietro Della Vecchia raffigurante la Vergine del Carmine, aggiunge un ulteriore tassello a un complesso che racconta la storia delle famiglie Giustiniani, Recanati e Dolfin, fino all'attuale amministrazione dell’Ordine Militare di Malta. È in questo scenario che, dal 2015, prende vita “Presepi in Villa”, un’iniziativa nata dalla passione di alcuni volontari e resa possibile grazie alla sensibilità dei proprietar...

San Marino celebra il Natale con le sue nuove emissioni filateliche

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  La Repubblica di San Marino torna a parlare al mondo attraverso i suoi francobolli. Dal 13 novembre 2025 sono disponibili quattro nuove emissioni che intrecciano storia, arte, sport e tradizione, trasformando il piccolo rettangolo di carta in un potente strumento di racconto e di identità. Non semplici valori postali, ma veri e propri testimoni di memoria collettiva, capaci di emozionare e di educare. Tra le emissioni spicca il francobollo dedicato al Natale 2025, dal valore di € 1,85. Stampato in offset a quattro colori, con Pantone e inchiostro invisibile giallo fluorescente, presenta un formato di 30 × 50 mm e una dentellatura 14 × 14. Il soggetto scelto è un particolare della “Madonna della Misericordia” di Piero della Francesca, conservata presso il Museo Civico di Sansepolcro. La Vergine che accoglie sotto il suo manto i confratelli diventa simbolo universale di protezione e di pace, perfettamente in sintonia con lo spirito natalizio. La bandella laterale del foglio, compos...

Nella filatelia italiana è già Natale

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Il Natale 2025 si apre con un dono speciale per collezionisti e appassionati. Poste Italiane, su disposizione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha emesso oggi, 2 dicembre, due nuovi francobolli appartenenti alla serie tematica “Le eccellenze del patrimonio culturale italiano”. Due piccole opere d’arte che raccontano, ciascuna a modo suo:  Natale, con tiratura di 250.012 esemplari e Santo Natale – Presepe in terracotta di Maranola di Formia (XVI secolo), con tiratura di 250.020 esemplari. Entrambi hanno valore di tariffa B zona 1, € 1,35, e sono stampati dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. in rotocalcografia, su carta bianca patinata neutra autoadesiva con imbiancante ottico. Ogni foglio contiene 45 esemplari. Ormai è diventata una consuetudine nella filatelia italiana che il Natale venga celebrato con due emissioni distinte: una di carattere religioso e una di carattere laico, popolare. Da un lato troviamo il presepe, le scene evangeliche che r...

Ricordare per costruire la Pace: il 4 novembre

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  Il 4 Novembre non è soltanto una data da commemorare: è un giorno che vibra nel cuore della nostra identità nazionale, un momento in cui la memoria si fa impegno, e il ricordo si trasforma in responsabilità. È il giorno in cui l’Italia celebra l’Unità Nazionale e rende onore alle sue Forze Armate, custodi della libertà, della democrazia e della pace. Questa ricorrenza affonda le radici nel 1918, quando l’Armistizio di Villa Giusti pose fine alla Prima Guerra Mondiale. Fu il compimento del sogno risorgimentale, l'annessione di Trento e Trieste, il suggello di un’identità finalmente ricongiunta. Tre anni dopo, il 4 novembre 1921, il Milite Ignoto venne tumulato nel Sacello dell’Altare della Patria: un gesto solenne, universale, che racchiude il sacrificio di tutti i caduti, noti e ignoti, che hanno donato la vita per l’Italia. Il Milite Ignoto non rappresenta soltanto il sacrificio estremo di chi ha dato la vita per la Patria, ma incarna anche un profondo senso di coesione nazion...

Paolo Pannelli, l’arte della comicità italiana in un francobollo

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  Il 15 luglio 2025, l’Italia ha celebrato con affetto e riconoscenza il centenario della nascita di Paolo Panelli, uno degli attori più versatili e geniali del panorama artistico nazionale. Nato nel 1925 a Roma, Panelli ha attraversato il Novecento con una comicità fuori dagli schemi, una voce inconfondibile e una capacità rara di passare dal teatro classico alla commedia musicale, dalla televisione al cinema, sempre con ironia e intelligenza. Per onorare la sua memoria, Poste Italiane ha emesso un francobollo speciale, inserito nella serie “Le eccellenze del patrimonio culturale italiano”. Un gesto simbolico ma carico di significato, che restituisce al pubblico l’immagine di un artista capace di far sorridere e riflettere, spesso nello stesso istante. La vignetta scelta per il francobollo è tratta da una scena della fiction Piazza Navona del 1988: Panelli appare in uno dei suoi irresistibili personaggi, con quello sguardo che mescolava stupore, sarcasmo e tenerezza. Accanto all...

San Massimiliano Kolbe: modello per i giornalisti cattolici

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  Nel calendario liturgico, il 14 agosto è una data che risuona con forza e commozione: la Chiesa celebra San Massimiliano Maria Kolbe, francescano polacco, martire ad Auschwitz, ma anche instancabile comunicatore, fondatore di riviste e comunità religiose. Un uomo che ha saputo coniugare la contemplazione con l’azione, la spiritualità con la modernità, la parola con il sacrificio. Non a caso, è un modello per i giornalisti cattolici: perché prima di morire per amore, visse per diffondere la verità. La sua fine è nota e commovente. Deportato nel campo di sterminio di Auschwitz nel 1941, padre Kolbe si offrì volontariamente di morire al posto di un padre di famiglia condannato alla fame nel bunker della morte. Dopo due settimane di agonia, fu ucciso con un’iniezione di acido fenico. Le sue ultime parole furono “Ave Maria”. Un gesto che ha fatto dire a Giovanni Paolo II, durante la canonizzazione del 1982: «Massimiliano non morì, ma diede la vita per il fratello». In quel luogo dis...

I muri che dividono l’umanità: da Berlino alle porte d’Europa

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  Il 13 agosto 1961, Berlino si svegliò in silenzio. Ma quel silenzio era assordante. Durante la notte, il governo della Germania Est aveva iniziato a costruire una barriera di filo spinato e cemento che avrebbe cambiato per sempre il volto della città e la vita dei suoi abitanti. Il Muro di Berlino non fu soltanto un confine fisico: fu una ferita aperta, una cicatrice che per quasi trent’anni separò famiglie, amici, sogni e ideologie. Simbolo tangibile della Guerra Fredda, quel muro incarnava la divisione tra due mondi: quello capitalista e quello comunista. Novantasei chilometri di cemento, torrette di guardia, fossati e campi minati. Una barriera che non proteggeva, ma imprigionava. Il regime della DDR lo giustificò come una misura di sicurezza contro l’infiltrazione occidentale, ma la verità era ben diversa: serviva a impedire la fuga dei cittadini verso la libertà. E così, giorno dopo giorno, Berlino diventava il teatro di una tragedia silenziosa, dove lo sguardo oltre il mu...

La camicia: cronaca stilosa di un viaggio affascinante

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  La camicia è molto più di un capo d’abbigliamento: è una narrazione tessile, un racconto cucito tra le pieghe del tempo, un simbolo che ha saputo attraversare epoche, stili e rivoluzioni sociali senza mai perdere la sua centralità. Da indumento nascosto e funzionale a protagonista assoluto del guardaroba contemporaneo, la camicia incarna l’eleganza, la praticità e l’identità personale come pochi altri capi sanno fare. In origine, la camicia era un capo intimo, invisibile. Nell’antica Roma e nel Medioevo, era realizzata in lino o bisso, indossata sotto tuniche e abiti pesanti, con il solo scopo di proteggere la pelle. Non aveva ambizioni estetiche, né funzione decorativa. Era silenziosa, umile, quasi dimenticata. Non parlava, non si mostrava, non voleva farsi notare. Se ne stava lì, rintanata sotto le tuniche dell’antica Roma o gli abiti medievali, fatta di lino o bisso, umile barriera tra pelle e mondo. Nessuno, a quei tempi, avrebbe potuto immaginare che quella “camisia”,così ...