L'emblema del Kentucky: un’immagine di rara potenza emotiva
Il Kentucky, uno dei quattro
Commonwealth degli Stati Uniti, custodisce nella propria identità civica un
patrimonio simbolico che parla con una forza sorprendentemente umana: il motto
“United we stand, divided we fall” e l’emblema statale che lo incarna in un
gesto semplice e universale. Sono due segni che non appartengono solo alla
storia americana, ma alla storia delle comunità che, in ogni epoca, hanno
cercato di restare unite nonostante le difficoltà.
Adottato nel 1792, il motto non è
una formula scolpita nel passato: è un principio morale che attraversa le
generazioni. “United we stand” è un invito a riconoscere che nessuna società
può prosperare senza un senso di responsabilità condivisa. È la celebrazione
della capacità di camminare insieme, di sostenersi, di costruire un destino
comune. “Divided we fall” è l’altra faccia della verità: la divisione non è
solo un rischio politico, ma una ferita che indebolisce, isola, impoverisce. In
un mondo attraversato da polarizzazioni e solitudini, questo messaggio risuona
con una forza quasi profetica. Ricorda che la dignità collettiva nasce dal
riconoscersi parte di qualcosa che ci supera e ci sostiene.
L’emblema del Kentucky traduce
questo principio in un’immagine di rara potenza emotiva: due uomini che si
stringono la mano. Non eroi, non figure allegoriche, ma persone comuni. È una
scelta iconografica che colpisce per la sua semplicità e per la sua profondità.
Lo Stato non si identifica con un animale araldico, con un monumento o con un
simbolo di potere, ma con un gesto umano, quotidiano, immediato. Quella stretta
di mano è un patto, una promessa, un atto di fiducia. È amicizia,
collaborazione, rispetto. È la rappresentazione visiva di un’idea che
appartiene a tutti: l’unione nasce dall’incontro.
In questo senso, il segno
distintivo del Kentucky gode di una forza universale. Parla a chiunque abbia
sperimentato la bellezza di un gesto di sostegno, la potenza di una parola
gentile, la sicurezza di una mano tesa nei momenti difficili. È un simbolo che
attraversa culture e confini, perché racconta qualcosa di profondamente umano:
la nostra fragilità e, insieme, la nostra capacità di superarla quando
scegliamo di non essere soli.
Motto ed emblema, letti insieme,
diventano un racconto di comunità. Ricordano che la storia non la scrivono i
solitari, ma le persone che decidono di restare unite anche quando è più facile
dividersi. Ricordano che l’unione non è un concetto astratto, ma un gesto
concreto: un sorriso condiviso, un impegno mantenuto, un passo fatto nella
stessa direzione. E ricordano che ogni volta che scegliamo il dialogo invece
dello scontro, la collaborazione invece della rivalità, stiamo dando vita, nel nostro piccolo, a quel motto antico e
sempre nuovo: “United we stand”.
È questo, forse, il dono più
grande del Kentucky: ricordarci che la forza di una comunità non nasce dal
rumore dei proclami, ma dal silenzio di una mano che si tende verso un’altra.
Una verità semplice, ma capace di cambiare il mondo.
Michele Fiaschi

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